inquinamento luminoso in barca

Spegni la luce! L’inquinamento luminoso in barca, spiegato

Chi capita spesso sul blog del nostro porto turistico di Genova ci avrà sicuramente fatto caso: in queste pagine dedichiamo spesso spazio ai temi vicini alla sostenibilità. Abbiamo per esempio visto in passato gli elementi fondamentali della sostenibilità in banchina, sottolineando come già nel proprio posto barca sia possibile fare la differenza per ridurre l’inquinamento dei mari; e abbiamo parlato ovviamente anche della navigazione sostenibile, per continuare cioè a proteggere l’ambiente anche dopo aver lasciato il marina. Quando si parla di impatto ambientale, però, la nostra mente pensa quasi esclusivamente a quella che è la minaccia più grande per il nostro pianeta, ovvero le emissioni nocive determinate dall’utilizzo di combustibili fossili; poca o persino nulla attenzione viene invece dedicata a minacce sentite come “minori”, quali per esempio l’inquinamento acustico e l’inquinamento luminoso.

Sull’inquinamento acustico, in realtà, tutti quanti possediamo le basi necessarie per agire in modo virtuoso, giacché a nessuno di noi piace essere vittima di rumori molesti nel momento in cui cerchiamo di dormire, di rilassarci o magari di concentrarci. Facciamo invece un po’ più di fatica a comprendere le minacce dell’inquinamento luminoso, in un mondo in cui tendiamo – noi umani – ad avere un controllo assoluto dell’illuminazione. Oggi vogliamo quindi spiegare cos’è l’inquinamento luminoso in barca, quali sono i danni che provoca sia negli ormeggi di un porto turistico che in mare, e come ridurli al minimo.

Cos’è l’inquinamento luminoso

Con il termine inquinamento luminoso si indica la presenza nociva di luce artificiale. Lì dove c’è della luce artificiale impropria, indesiderata, eccessiva, superflua, si ha per l’appunto dell’inquinamento luminoso, il quale può creare seri danni all’ambiente. E purtroppo, anche se come detto più sopra tendiamo a non farci caso, l’inquinamento luminoso oggi è pressappoco ovunque, frutto di una crescita rapidissima negli ultimi decenni delle fonti di luce dopo il tramonto.

Lo sanno bene i naviganti che si muovono lungo la costa dopo il tramonto, e che vedono lo straordinario spettacolo delle città illuminate: nel caso di chi ormeggia nel nostro porticciolo turistico di Genova, sia per l’orografia della nostra città sia per la sua enorme estensione, la veduta è effettivamente davvero fenomenale. Ma questa enorme quantità di fasci luminosi, provenienti dai lampioni delle strade, dalle finestre delle case e dai fari delle automobili, ha conseguenze molto negative. Non si parla unicamente del furto della possibilità di ammirare il cielo, ma anche di effetti deleteri sulla vita animale e su quella vegetale (per non parlare degli effetti negativi che l’illuminazione artificiale eccessiva ha sull’uomo stesso).

Stando a uno studio citato tra gli altri anche dall’agenzia AdnKronos, l’Italia sarebbe – insieme alla Corea del Sud – la nazione del G20 con il territorio maggiormente inquinato dall’illuminazione artificiale. Il livello di inquinamento luminoso in Italia è tale da eliminare per tutti la possibilità di vedere un cielo notturno effettivamente incontaminato da fonti luminose artificiali.

I danni dell’inquinamento luminoso in mare

Si potrebbe pensare che gli ecosistemi acquatici, quelli che prendono vita e si sviluppano sotto lo specchio di mari, laghi e fiumi, non abbiano grossi problemi per via dell’inquinamento luminoso, essendo questo un tema tipico della terraferma. Ebbene, non è così: non ci si può infatti dimenticare che lungo le coste – si pensi alle coste italiane – sorgono tantissime città grandi e piccole, che riversano sul mare tantissimi fasci luminosi; e questo si ripete anche sui fiumi e sui laghi.

Ci sono poi per l’appunto le varie imbarcazioni, da diporto e non solo, che portano la luce artificiale anche al largo. Ma quali danni può fare l’inquinamento luminoso in mare? Il presupposto per capire la quantità enorme di conseguenze negative è semplice: ci sono tantissimi meccanismi biologici – sopra e sotto il livello delle acque – che si basano sull’alternanza tra giorno e notte, e quindi di fatto dalla presenza e l’assenza di luce. La luce artificiale finisce inevitabilmente per alterare questi ritmi, spezzando dei delicatissimi equilibri.

Come spiegato dal biologo all’Università norvegese di Scienza e Tecnologia Geir Johnsen sulle pagine del National Geographic “in che punto della colonna d’acqua stare, quando accoppiarsi, quando svilupparsi: tutto questo” per i pesci “è regolato dalla luce”. Purtroppo “negli ultimi 100 anni l’uomo ha usato anche quella artificiale, e questo sugli animali ha avuto conseguenze di cui non ci rendiamo conto”.

Gli effetti della luce artificiale sulle specie marine sono i più diversi. Stando a uno studio della Royal Society Journal Biology Letters i vermi di mare (ovvero i Pomatoceros triqueter) sarebbero attirati dalle luci artificiali, cosa che può generare conseguenze disastrose per gli scafi delle imbarcazioni ormeggiate nei porti commerciali come nei porti turistici; altre specie, come Plumularia setacea, scappano invece lontano dai mari illuminati. Altre volte le luci artificiali creano confusione nelle specie marine, creando pericoli spesso enormi. Si pensi alle tartarughe marine appena nate, a pochi metri dal mare: in presenza di luci visibili nei pressi della spiaggia, finiscono per non capire più da che parte è il mare, cosa che spesso le porta a morire di stenti, o uccise da dei predatori. E questi sono solamente alcuni esempi dei danni delle luci artificiali in mare o nei suoi immediati pressi.

Consigli per ridurre l’irradiazione di luce, nel porto turistico come in navigazione

Si è quindi visto che le conseguenze dell’inquinamento luminoso in mare vanno ben oltre quello che possiamo immaginare. Nel proprio posto barca nel marina turistico come in mare aperto, quindi, è bene evitare di tenere inutilmente accese delle luci superflue, così da ridurre l’impatto della nostra attività di diporto sull’ambiente e da tagliare i consumi, con ulteriori vantaggi per l’ambiente. Particolarmente fastidiosi per le creature sottomarine sono ovviamente i faretti subacquei, il cui utilizzo dovrebbe essere ridotto al minimo.

Tutto questo sapendo, peraltro, che le illuminazioni a luce LED, per quanto tecnologicamente avanzate, efficienti e dai consumi ridotti, presentano anche chiari svantaggi per l’ambiente marino: la luce blu generata da questi dispositivi riesce infatti a penetrare la colonna d’acqua fino a profondità importanti. Sarebbe quindi bene optare sempre per delle luci LED con tonalità calde, facendo in modo di dirigere i fasci luminosi lì dove servono, riducendo al minimo l’intensità della luce.

Il percorso verso la sostenibilità è fatto anche di piccole attenzioni: nel nostro porto turistico di Genova lo sappiamo bene, e per questo siamo costantemente al lavoro per ripensare e migliorare la gestione quotidiana del marina, per garantire sempre ai naviganti comfort e sicurezza, riducendo però parallelamente l’impatto ambientale del diporto.

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