Lo scorso gennaio il ciclone Harry si è abbattuto sul Mediterraneo Occidentale, causando un numero imprecisato di vittime tra le coste europee e africane (si stima infatti che siano morti centinaia di migranti che si trovavano in mare, al largo delle coste libiche e tunisine). Questo terribile ciclone tropicale mediterraneo ha colpito anche il Sud Italia, causando oltre 2 miliardi di euro di danni. Tra le infrastrutture maggiormente colpite ci sono stati i porti turistici, con scafi colati a picco a pochi metri dai moli, rotture degli ormeggi, barche trascinate lontane dai posti barca, e via dicendo. Di questo ciclone si è parlato molto, anche per il conseguente evento franoso che ha spazzato via un pezzo di Niscemi, in Sicilia. Ma tutti i diportisti desiderosi di prevenire i danni da ormeggio dovrebbero ricordarsi che questo è stato solamente uno dei tanti eventi meteorologici estremi che in questi anni hanno colpito le nostre coste. Pensiamo per esempio alla grande mareggiata che nel 2018 spazzò via il porticciolo di Rapallo, e che isolò Portofino, con onde alte oltre 10 metri: tante imbarcazioni affondarono, moltissime altre vennero catapultate sulle scogliere o sulla terraferma. Ma pensiamo anche al medicane Ianos, che colpì le isole Ionie nel 2020, o alle tempeste dell’autunno 2023 in Grecia, o ancora, alla burrasca del 2024 tra Ibiza e Formentera, dove numerose barche finirono alla deriva o sugli scogli. Il rischio climatico si sta via via alzando in tutto il mondo, e il Mediterraneo è definito da molti esperti come uno dei principali hotspot del pianeta: va da sé che chi ormeggia la propria barca lungo queste coste dovrebbe agire di conseguenza, riducendo al minimo la probabilità di subire danni.
Cosa sta succedendo al Mediterraneo
Un paradiso per viaggiatori d’ogni tipo, un mare eccezionale per la navigazione, peraltro in ogni stagione: il Mediterraneo sembra disegnato appositamente per il diporto. Da qui la quantità di barche, il gran numero di posti barca e di porti turistici. Negli ultimi anni, però, la situazione è cambiata: come anticipato, il Mare Nostrum sta subendo in modo particolarmente aggressivo le conseguenze dei cambiamenti climatici, e questo dovrebbe spingere i diportisti a gestire in modo ancora più attento la sicurezza della propria barca, per evitare i danni da ormeggio.
Ma cosa sta accadendo nello specifico? È sempre più comune parlare di tropicalizzazione del Mediterraneo, con un progressivo mutamento delle sue caratteristiche termiche ed ecologiche: i segnali più evidenti sono rappresentati dal continuo aumentare delle temperature delle acque superficiali, con sempre più frequenti e preoccupanti picchi storici.
Sono tante le conseguenze di questo processo, a partire da quelle biologiche, sapendo che le specie che si sono sviluppate in queste acque sono abituate a temperature minori; non stupisce quindi la massiccia invasione di specie aliene termofile, che arrivano principalmente dal Mar Rosso. E poi ci sono loro, gli eventi meteorologici estremi. Le tempeste diventano sempre più spesso violente, e aumentano le probabilità di medicane e di meteo-tsunami. Con il primo termine si indica una peculiare tipologia di ciclone, simile all’uragano, con piogge abbondanti e onde molto forti; i meteo-tsunami, indicati anche come marrobbio, indicano improvvisi sbalzi del livello del mare, per via di veloci variazioni di pressione e di vento.
Come prevenire i danni da ormeggio: scegliere un porto turistico protetto
Questo dovrebbe essere il primo pensiero di ogni diportista: per ridurre al minimo il rischio rappresentato dai danni da ormeggio, la mossa più importante è quella di scegliere un porto turistico protetto, e quindi un home port che possa garantire sonni tranquilli. Certo, come sappiamo questo non è e non può essere l’unico fattore da considerare per decidere dove ormeggiare la propria barca. La posizione dovrebbe infatti essere strategica sia per poter utilizzare di frequente l’imbarcazione (e quindi non troppo lontana da casa) sia per poter navigare lì dove si vorrebbe. È bene poi valutare lo spazio a disposizione per le manovre, la presenza di spazio a terra, i servizi presenti in loco, e via dicendo… ma mai si dovrebbe trascurare la protezione della barca.
Potendo scegliere, e pensiamo quindi soprattutto a chi cerca un posto barca per superyacht, l’ideale sarebbe quello di ormeggiare in zone non battute dai cicloni mediterranei, osservando quanto riportato dalle mappe “storiche” degli eventi meteo estremi. A fare la differenza è però la posizione specifica del porto: ci sono approdi che si trovano lungo la costa con protezioni naturali ridotte o perfino assenti, e marina che al contrario sono per definizione porti sicuri. Ovviamente pensiamo al nostro porto turistico di Genova, abbracciato dal porto e dalla città, protetto quindi su ogni lato, e ulteriormente all’esterno dalla lunga diga foranea di Genova. E non è tutto qui: a garantire una sicurezza ancora maggiore ci sono i larghi moli in cemento armato, costruiti su palafitte, per rendere ancora più tranquille le acque dei nostri posti barca.
Come proteggere la barca con un sistema d’ormeggio avanzato: alcuni consigli
Come visto sopra, ci sono porti turistici più o meno esposti, posizionato in zone più o meno a rischio. Ci sono poi diverse stagioni dell’anno, ormeggi dalla durata più o meno lunga: sta dunque al diportista, in base a un’analisi della propria situazione e dell’effettivo rischio, scegliere di volta in volta quanto dovrebbe essere sicuro e preventivo il sistema d’ormeggio adottato.
Le regole di base restano sempre quelle, partendo dalla predisposizione mirata dei parabordi e del fissaggio corretto delle cime (due a poppa e una a prua per l’ormeggio a poppa, il più diffuso nel Mediterraneo). Per un ormeggio di lunga durata, o in vista di situazioni meteorologiche complesse, sarà bene prestare qualche attenzione in più. Sarà doveroso assicurarsi che i cavi siano in condizioni buone, sostituendo eventuali cime d’ormeggio usurate, cercando di non tenderli troppo (per non aumentare il rischio di rotture) né troppo poco (cosa che permetterebbe alla barca di accumulare maggiore velocità tra le varie ondate, incrementando i potenziali danni).
Sarà bene inoltre controllare i sistemi di ammortizzamento, che devono essere in perfetta forma, sapendo che le molle metalliche oltre un certo sforzo diventano del tutto inutili, deformandosi, e che gli ammortizzatori in gomma si induriscono invecchiando. Per questo motivo per gli yacht di dimensioni importanti si utilizzano sempre più spesso gli smorzatori idraulici, capaci di dare il meglio anche in situazioni estreme.
È poi importante poter controllare regolarmente lo stato dell’ormeggio e della barca: in un porto turistico come il nostro si può fare affidamento sulla presenza costante di uno o più addetti, mentre chi ormeggia in approdi sguarniti, così come chi vuole essere sempre aggiornato in tempo reale, potrebbe pensare a dei sistemi di monitoraggio da remoto.