Parecchie cose dipendono anche dalla lunghezza dello scafo. Le dimensioni del posto barca, la grandezza del rimorchio, l’obbligo o meno di immatricolazione, per non parlare ovviamente dello spazio a bordo, dei consumi, della difficoltà delle manovre, e via dicendo. Va detto che, in generale, al giorno d’oggi le barche riescono a sfruttare molto di più lo spazio a disposizione: a parità di lunghezza, grazie all’aumentare dei volumi e dei bagli, come anche grazie al ripensamento dei layout, la barca moderna è più vivibile di quella di trent’anni fa. C’è però da fare una precisazione: spesso si confonde la lunghezza dello scafo con la lunghezza fuori tutto, dati che però possono essere anche significativamente diversi. Chi sta ipotizzando di acquistare una nuova barca e ha qualche dubbio in merito dovrebbe quindi approfondire la cosa.
Immatricolazione e posto barca: perché è importante conoscere la differenza
Capire la differenza tra lunghezza fuori tutto e lunghezza dello scafo è importante perché, in determinate situazioni, uno scarto anche di pochi centimetri può fare la differenza. Pensiamo per esempio ai posti barca nei porti turistici: lo specchio d’acqua a disposizione per l’ormeggio deve essere sufficiente per accogliere comodamente la barca nel suo effettivo ingombro, comprendendo quindi spiaggette, pulpiti ed eventuali tender appesi a poppa. Limitarsi a comunicare la pura lunghezza dello scafo, dunque, potrebbe in certi casi generare dei misunderstanding, portando all’assegnazione di un posto barca di superficie insufficiente.
Ma non è tutto qui. Vale infatti la pena ricordare che la normativa italiana presenta un unicum, ovvero la differenziazione tra natanti e imbarcazioni: i primi, in estrema sintesi, non hanno alcun obbligo di essere immatricolati, il che permette una gestione semplificata della barca. Più nello specifico, in Italia vengono definite natanti tutte le unità da diporto il cui scafo, misurato secondo le norme armonizzate EN/ISO/DIS 8666, abbia una lunghezza pari o inferiore a 10 metri. Capita più spesso però di imbattersi in barche da 10,50, da 11 e persino da 12 metri che sono in realtà omologate come “natanti”: è per l’appunto qui che entra in gioco la differenza tra lunghezza fuori tutto di una barca e lunghezza dello scafo.
La differenza tra lunghezza fuori tutto e lunghezza dello scafo
Come si può capire da quanto detto sopra, la misura che viene presa in considerazione dalla normativa italiana per differenziare un natante da un’imbarcazione è la lunghezza dello scafo, che misura per l’appunto lo spazio tra poppa e prua, appendici escluse (come da norma ISO 8666). Per semplicità possiamo dire che questo dato equivale alla lunghezza di omologazione della barca. Ebbene, tale misura è in molti casi inferiore rispetto a quella del fuori tutto, la quale nelle schede tecniche viene espressa anche con l’acronimo LOA (che sta per Length Overall): con questo termine si indica la lunghezza effettiva della barca, comprensiva di tutte le eventuali appendici rimovibili presenti. Si capisce quindi che il dato LOA indica il reale ingombro della barca, considerando anche spiaggette, pulpiti, delfiniere e più in generale ogni accessorio o estensione che supera lo stampato “originale” della carena della barca.
I natanti che superano i 10 metri
È quindi chiaro come è possibile che sul mercato ci siano barche di 11 o perfino di 12 metri che possono però essere omologate come natanti: a superare la canonica misura di 10 metri sono infatti delle appendici aggiuntive. Tra gli esempi più lampanti ci sono la Lancia Aprea 42, con una lunghezza fuori tutto da 12,44 metri, ma omologata natante; ma anche il Ranieri Next 330 LX, che “osa” di 10 centimetri, con una LOA di 10,10 metri; o ancora, il Fiart 35 Seawalker, un natante walkaround che fuori tutto arriva a 11,52 metri, grazie alla generosa spiaggetta a poppa.
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