Un recente servizio Rai ha descritto quella del 2026 come un’estate “cafona”, mettendo in particolare nel mirino il turismo maleducato che in questi mesi avrebbe colpito le coste sarde, con gli episodi più gravi nel parco nazionale della Maddalena. L’indice è puntato contro le feste illegali nelle zone protette, i furti di sabbia, l’immondizia lasciata in spiaggia, ma anche e soprattutto contro l’ormeggio selvaggio, con tutti i danni che questo può portare a livello di ambiente, di immagine, di vivibilità. Non che l’ormeggio selvaggio sia un fenomeno unicamente sardo, tutt’altro: tutte le mete più famose delle nostre coste conoscono questa minaccia. Negli ultimi anni sono stati registrati importanti problemi di questo tipo a Capri, a Ischia, nelle zone di Portofino e del Tigullio, in diverse baie siciliane, nell’arcipelago Toscano, e questo solo per citare i casi principali. Da una parte il problema è certamente a livello amministrativo, con le singole amministrazioni comunali e le diverse destinazioni chiamate a impostare regole precise e poi a vigilare sul loro rispetto, offrendo valide soluzioni alternative; dall’altra vengono chiamati in causa i naviganti stessi, da quelli del piccolo diporto del fine settimana per arrivare agli armatori di superyacht. In questo articolo spiegheremo quindi cos’è l’ormeggio selvaggio, quali danni può causare, quali sono i rischi per le imbarcazioni e per i diportisti, e quali sono le soluzioni.
Cos’è l’ormeggio selvaggio
Iniziamo quindi con lo spiegare cosa si intende con il termine ormeggio selvaggio. Ci potrebbe infatti essere un po’ di confusione: talvolta si parla di ormeggio o ancoraggio selvaggio indicando soste in mare lungo coste per l’appunto “selvagge” e quindi in totale assenza di strutture come porti turistici, moli o boe. Ecco che allora il termine viene utilizzato per indicare ancoraggi con cima a terra, ancoraggi in baie particolarmente strette, e via dicendo. Quello che però finisce sempre più spesso sulle pagine dei quotidiani è un tipo di ormeggio selvaggio decisamente diverso: qui si parla infatti di soste in mare in zone in cui la sosta è – o dovrebbe essere – vietata, senza quindi rispettare regole, autorizzazioni o modalità di ormeggio previste per quella determinata area. Si spazia dunque dall’utilizzo di un punto di ormeggio riservato ad altri fino alla sosta in aree in cui l’accesso delle barche sarebbe vietato, per arrivare fino all’ancoraggio in aree sottoposte a una rigida tutela ambientale. Al centro di questo fenomeno c’è quindi sempre un diportista che non conosce o non rispetta le regole che normano la navigazione, la sicurezza e la protezione dell’ambiente di un dato luogo. Come vediamo qui sotto, i danni dell’ormeggio selvaggio possono essere tanti e diversi.
I danni dell’ormeggio selvaggio
Quando le imbarcazioni si concentrano in modo incontrollato in baie, calette e aree costiere sensibili, possono produrre conseguenze gravi sull’ambiente marino. Tra le principali vittime di questo comportamento c’è come è noto la Posidonia, ovvero una pianta marina molto presente lungo le nostre coste, a creare delle praterie che ricoprono ampie porzioni dei fondali mediterranei. Questi habitat offrono rifugio e nutrimento a numerose specie e contribuiscono alla protezione naturale delle coste; un ancoraggio poco attento in questi luoghi, per l’azione dell’ancora e della catena, può creare danni ingenti alle praterie. A peggiorare tutto c’è il fatto che il recupero della Posidonia può essere molto lento: una prateria danneggiata può infatti impiegare molto tempo a riprendere la sua forma originale, e talvolta questa “ripresa” semplicemente non avviene.
Tra gli altri danni causati dall’ormeggio selvaggio ci sono poi i disturbi per la fauna marina, che possono diventare gravi lungo le aree costiere più sensibili o affollate. Non può inoltre essere trascurato l’inquinamento, causato dagli scarichi dei motori ma anche da rifiuti lasciati cadere – intenzionalmente o meno – in acqua.
Non si tratta unicamente di danni ambientali. L’ormeggio selvaggio può rovinare anche paesaggisticamente delle baie e delle calette, scoraggiando i turisti e danneggiando quindi la stessa destinazione turistica.
I rischi per il diportista
Nel momento in cui si pensa ai rischi che l’ormeggio selvaggio può riservare al diportista, la mente va immediatamente alle multe. Oltre alle sanzioni, però, c’è di più. Pensiamo alle soste nelle rade più trafficate, dove spesso si muovono anche diportisti poco esperti o poco attenti: in assenza di passaggi regolati aumentano i rischi di collisioni, le difficoltà nelle manovre e i fastidi dati dalla vicinanza delle varie linee d’ancoraggio, e tutto può diventare ancora più rischioso in caso di condizioni meteo incerte. In molti casi si può inoltre avere a che fare con fondali rischiosi, con la vicinanza con delle rotte di navigazione o con zone frequentate da bagnanti.
Le multe per gli ancoraggi contro le regole
Come riportato da La Nuova Sardegna, poche settimane fa un comandante ha deciso di ancorare un super yacht di 37 metri sulla Posidonia oceanica, lungo le coste settentrionali della Corsica. Le autorità hanno emesso una multa da 90mila euro, accompagnata da tre anni di divieto di navigazione in acque francesi. Il regolamento francese prevede multe fino a 150mila euro, sequestro della barca e persino un anno di prigione per determinate forme di ancoraggio selvaggio. In Italia invece la sanzione per l’ormeggio contro le regole può variare tra i 200 e i 1.500 euro (va detto che le multe possono superare i 1.000 euro solo per l’ormeggio all’interno di Aree marine protette, per arrivare fino a 1.500 euro solo nel caso di recidiva).
Le soluzioni
La prima soluzione contro l’ormeggio selvaggio, va da sé, è informarsi sulle regole locali e rispettarle, ancorando quindi solamente lì dove è permesso farlo, decidendo con attenzione dove gettare l’ancora per proteggere l’habitat marino sottostante: chi si muove su grandi yacht e superyacht può peraltro salvaguardare cale e calette con ancoraggi distanti e mirati, servendosi poi dei più agili e rispettosi tender – meglio ancora se con fuoribordo elettrico – per esplorare la zona. Ovviamente anche le amministrazioni devono fare la propria parte: supportando i porti turistici affinché possano offrire posti barca e ormeggi per superyacht, creando campi boe nei pressi delle aree più ambite, e segnando chiaramente i limiti da non oltrepassare.